Muse
5 Agosto 2008
di Nemo
Premo il pulsante sulla radio.
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ON.
Le gomme gracidano per qualche istante sul ghiaino, poi mordono la terra con caparbietà e si lasciano dietro qualche sbuffo di polvere. Una di quelle tracce invisibili tanto desiderate dai criminali; una di quelle tracce che vorresti lasciare da qualche parte, aspettare che qualcuno più intelligente degli altri se ne accorga e ti dia la caccia. Un po’ come quando stai in silenzio ma vuoi dire mille cose, come quando le parole non bastano più e l’unico modo per fare baccano, per farsi sentire, è ammutolirsi. Sigillarsi nelle labbra più serrate.
Ci sono tante cose che non vanno qui.
Gli atteggiamenti, tanto per fare un esempio. E questo diventa un motivo più che sufficiente per scappare, per gettarsi alle spalle secoli di omertà, curvare con il culo incollato al sedile e sentirsi provvisoriamente liberi. Anche le strade non vanno qui. Ma le affronti, le rendi docili, le fai intenerire con la tua guida spericolata e azzardata.
Un istante prima, una placida lucertola si insinua tra le piccole pietre della stradina (divisa, come tutti i sentieri di campagna d’Italia, da una sottile striscia di erba secca). Un istante dopo, il rombo del motore segue lo schiamazzo delle ruote su quelle stesse pietre. Capita che abbassi tutti i finestrini prima di partire e poi ti sporgi pericolosamente da quello lato guida e cominci a gridare a squarciagola. Le pecore ti guardano passare e sentono solo un velocissimo yaaooouuuuu. Poi tutto torna normale. La quiete della campagna siciliana inghiotte le cose peggio di quanto facciano la notte e l’oscurità.
Poi blocchi le ruote, l’automobile si inclina un po’ e tutto tace.
Scendi dalla vettura e il pubbirazzu ti si appiccica con dolcezza alla pelle sudata.
Inspiri ed espiri.
E questo profumo di erba secca, misto a quello degli olivi, dei limoni, della terra bagnata da qualche contadino, del fumo di sterpaglie messe a bruciare, questo profumo – dicevo – non riuscirai mai a dimenticarlo, neanche se lo volessi. I Muse suonano ancora. Risali in macchina e spegni la radio. Ora solo cicale e grilli fanno da contrappunto sonoro a questa Sicilia.

senti, dobbiamo trovare un sistema per mettere le stelline, chè io questo post te lo devo favvare.
perchè ho troppo presente la stradina con la striscia d’erba in mezzo, e il rumore del copertone sulla ghiaia, e la lucertolina che si insinua tra le pietre, vista in primo piano come in un film americano.
e cavolo quanto si sente il sole.