Un piccolo passo


Corviale
29 Ottobre 2009, 1:30 pm
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Con il nome “Corviale” o più correttamente “Nuovo Corviale” (il “Serpentone” per i romani) si identifica un edificio costruito lungo la via Portuense. Doveva essere il primo quartiere satellite o città satellite in grado di offrire ai suoi abitanti tutti i servizi necessari. La logica dell’intervento si ispira alle soluzioni residenziali del primo razionalismo e presenta chiari riferimenti, vittime di una attuazione non sempre corretta, che fanno riferimento alle “Unités d’Habitation” di Le Corbusier, di cui un esempio in buona parte attuato si trova a Marsiglia.

Set di Bryenh, Corviale.it



Un piccolo passo verso Emergency
28 Ottobre 2009, 1:11 pm
Archiviato in: avviso ai viaggiatori

Ogni viaggio inizia con un piccolo passo ed ogni viaggio è una serie di piccoli passi verso una direzione.

La nostra è Emergency. Ogni post, ogni foto, ogni mappa, ogni video saranno un piccolo passo verso questa destinazione.

Prima tappa: un libro.

I piccoli passi , da qui ad un anno, saranno pagine di un libro che sarà in vendita on line, sia in pdf che in cartaceo, e il cui ricavato andrà ad Emergency.

Quale migliore occasione per scrivere, scattare, riprendere, sapendo che ogni contributo può aiutare qualcuno dall’altra parte del mondo?



Roma Fotografica
26 Ottobre 2009, 9:47 pm
Archiviato in: avviso ai viaggiatori, italia, mappe, roma

Noi di Un piccolo passo amiamo le fotografie. 
Le fotografie sono ricordi dei viaggi che facciamo, o speranze per i viaggi che vorremmo fare.
 E come ogni buon viaggio che si rispetti, c’è bisogno di una mappa che ci guidi o che ci aiuti a perderci.
La prima mappa che vi segnaliamo è Roma Fotografica. Una mappa accessibile a tutti e da tutti modificabile: un segnalino blu per indicare un posto che si conosce e/o che si ritiene particolarmente fotogenico, un segnalino rosso per i posti che si è fotografati. Il tutto condito dalle vostre note.


View Larger Map

Conoscete altre mappe interessanti? Avete creato dei percorsi che vi sono stati utili nei vostri viaggi? Sulla tratta casa-scuola/lavoro che fate ogni giorno ci sono dei siti interessanti, di cui magari conoscete la storia? Segnalateceli mandandoci una mail.



Autostrada
10 Ottobre 2008, 11:31 pm
Archiviato in: autostrada

Doll face

di Napolux

100 km
Beh, non è andata poi così male. Alla fine ho 34 anni, un bel lavoro, una famiglia: cosa dovrei chiedere di più?
Katrina and the waves – Walking on sunshine

90 km
Non avessi fatto “quella cosa” sarebbe stato tutto perfetto. Forse riuscirei anche a dormire, almeno un po’.
Black Sabbath – Iron Man

85 km
E invece sono due settimane che non chiudo occhio. Cazzo. Pensavo di essermela tolta dalla testa dopo un mese. E invece… Sempre la, quella troia. Seduta sulla poltrona preferita di Sara, quella lunga, dove la sera prima di venire a letto legge quei suoi romanzetti d’amore. A guardarmi.
Beck – Sexx Laws

84 km
E poi, che cazzo ci faceva quel coltello di merda nella giacca? Bella domanda. Poi dici che il destino non esiste, che ce lo costruiamo noi il destino. Cazzate. Qualcuno (qualcosa) ci ha messo lo zampino. Questo è poco ma sicuro.

80 km
Amen. Ormai la frittata è fatta. Qualcuno (qualcosa) starà ridendo alla faccia mia da qualche parte.
Queen – Jesus

70 km
Che sonno. Manca poco. Mi sembra di non dormire da una vita.
Bjork – It’s oh so quiet

50 km
La pistola? Sì, è lì nel cassettino. 6 colpi, tranquilla, ce ne sono un paio anche per te se vuoi. Chissà se sei ancora lì dove ti ho lasciato.
The Beatles – All you need is love

40 km
Caffè di merda, autogrill di merda… E quel paesino in lontananza? Sicuramente un posto di merda. Ci mancava anche la gomma a terra, come se avessi tempo da perdere.
George Michael – Spinning the Wheel

20 km
A pensarci bene non è che abbia poi tutta questa fretta di spararmi un colpo in testa. Tanto dopo non ho nessun appuntamento.
Bjork – Army of me

10 km
Un coltellino svizzero che non vedevo da 20 anni, forse più: lucido come se fosse stato comprato ieri. L’avevo rubato a Marco. Me li ricordo quei giorni… Era disperato. L’aveva cercato dappertutto. Quante maledizioni al ladro! E io ridevo sotto i baffi che non avevo, aspettando il momento in cui si sarebbe stufato di cercarlo e avrei potuto godermelo io. Me lo sono goduto. E mi sono preso anche le maledizioni a quanto pare.
Massive Attack & Tricky – Karmacoma

Arrivato
Guarda te. Mai uno sgarro. L’uomo perfetto. Poi cosa mi viene in mente? Di andare a puttane: a 100 chilometri da casa, per paura di essere riconosciuto da qualcuno. Come un diciottenne con l’uccello sempre duro che va a farsi un “puttan-tour” fuori zona con gli amici.

Finito tutto in 30 secondi.

Scopata di merda, lei che fa finta di venire, io che tiro fuori quel fottuto coltellino svizzero e che gli infilo il cavatappi nel collo. Lei che muore quasi subito, manco gli avessi sparato con un cannone. Sangue ovunque. A ripensarci viene da ridere: scena degna di un horror di serie C, nemmeno B. L’ho ammazzata senza un motivo. Così, perché mi andava e perché c’era quel coltello in tasca di cui mi ero accorto poco prima.

Eccola là. Ha ancora gli occhi aperti. Peccato per i vermi, non posso nemmeno chiuderglieli. Non ha più le palpebre.

Bocca o tempia? Chi se ne frega. Finalmente potrò dormire.



si segnala ai viaggiatori
23 Settembre 2008, 10:07 pm
Archiviato in: avviso ai viaggiatori, italia, roma

ogni piccolo passo è un viaggio, anche prepararsi la fetta biscottata alla nutella la mattina.

ma vogliamo segnalarvi una cosa che si coniuga bene con quello che cerchiamo di fare qui: raccontare e viaggiare.

dal 25 al 28 settembre si svolge al palazzetto mattei di villa celimontana e al palazzo delle esposizioni di roma la prima edizione del festival della letteratura da viaggio: incontri con scrittori, concerti, mostre, spettacoli.

per info: 060608 attivo dal 16 settembre tutti i giorni dalle 9,30 alle 22.



Vento d’estate.
11 Settembre 2008, 7:08 pm
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the crypts / north coast of Crete

di Occhidaorientale

Pare che a Creta soffi un vento, il melthémi.
Cominciò a soffiare quando, come suggerito dall’oracolo di Delfi, gli assassini di Icario furono puniti.
E da allora, ogni anno, soffia ancora.
E da allora, ogni anno, modifica la costa.
Ci sono persone che resistono: ai giorni e agli anni, agli arrivi e alle partenze, ai respiri e alle distanze, alle bugie e alle omissioni. A tutto, nonostante tutto.
Io sono un’isola. Subisco le abrasioni del vento e del tempo.
E parlo di Grecia dopo essere stata di Spagna.
Perché l’ incoerenza, quella sì, resiste



Muse
5 Agosto 2008, 7:47 pm
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Out Run (by Dr Feelgood ®)

di Nemo

Premo il pulsante sulla radio.
Play.
ON.
Le gomme gracidano per qualche istante sul ghiaino, poi mordono la terra con caparbietà e si lasciano dietro qualche sbuffo di polvere. Una di quelle tracce invisibili tanto desiderate dai criminali; una di quelle tracce che vorresti lasciare da qualche parte, aspettare che qualcuno più intelligente degli altri se ne accorga e ti dia la caccia. Un po’ come quando stai in silenzio ma vuoi dire mille cose, come quando le parole non bastano più e l’unico modo per fare baccano, per farsi sentire, è ammutolirsi. Sigillarsi nelle labbra più serrate.
Ci sono tante cose che non vanno qui.
Gli atteggiamenti, tanto per fare un esempio. E questo diventa un motivo più che sufficiente per scappare, per gettarsi alle spalle secoli di omertà, curvare con il culo incollato al sedile e sentirsi provvisoriamente liberi. Anche le strade non vanno qui. Ma le affronti, le rendi docili, le fai intenerire con la tua guida spericolata e azzardata.
Un istante prima, una placida lucertola si insinua tra le piccole pietre della stradina (divisa, come tutti i sentieri di campagna d’Italia, da una sottile striscia di erba secca). Un istante dopo, il rombo del motore segue lo schiamazzo delle ruote su quelle stesse pietre. Capita che abbassi tutti i finestrini prima di partire e poi ti sporgi pericolosamente da quello lato guida e cominci a gridare a squarciagola. Le pecore ti guardano passare e sentono solo un velocissimo yaaooouuuuu. Poi tutto torna normale. La quiete della campagna siciliana inghiotte le cose peggio di quanto facciano la notte e l’oscurità.
Poi blocchi le ruote, l’automobile si inclina un po’ e tutto tace.
Scendi dalla vettura e il pubbirazzu ti si appiccica con dolcezza alla pelle sudata.
Inspiri ed espiri.
E questo profumo di erba secca, misto a quello degli olivi, dei limoni, della terra bagnata da qualche contadino, del fumo di sterpaglie messe a bruciare, questo profumo – dicevo – non riuscirai mai a dimenticarlo, neanche se lo volessi. I Muse suonano ancora. Risali in macchina e spegni la radio. Ora solo cicale e grilli fanno da contrappunto sonoro a questa Sicilia.



D’amore e ombra
5 Agosto 2008, 11:42 am
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Untitled (by favina)

di Limine

Viaggiare e stare fermi.
Muoversi e restare immobili.
Una ragazza tutte le sere va a sedersi su una balaustra del lungomare, la schiena appoggiata ad un lampione, la pelle dal sapore salmastro, gli occhiali scuri, qualche sigaretta e un libro in mano.
Il suo viaggio comincia lì, tra le pagine nuove di quel libro.
Entrare in un romanzo, in un racconto, in una poesia, per lei e un po’ per tutti, è un incontro, è una partenza.
Con l’incipit inizia un percorso, in terre e tempi lontani, con personaggi a cui la ragazza fa da compagna d’avventura.
In quel caso, ne sono sicura, la storia narrava di Cile e persecuzione, di amore e morte, di ombre e di scelte. Di una donna determinata e della sua femminilità, di un uomo forte alla ricerca di se stesso, di un periodo in cui il potere distruggeva e di un paese tanto lontano e affascinante.
Il rumore ritmico delle onde accompagna gli occhi attenti nelle parole e nelle pagine e quel lungomare al tramonto si mischia alla cordigliera delle Ande, la ragazza diventa amica della protagonista, l’accompagna accorata e complice nella scoperta della dittatura e dell’amore vero.
Il luogo non cambia, la ragazza non si è mossa di un millimetro, ma il suo è un viaggio nel libro e nel suo magico altrove, entra nel testo e le parole sono le piastrelle di una bella strada che conduce non si sa dove finché non si arriva alla parola fine.
E come tutti i viaggi può essere un viaggio allegro, triste, veloce, lento, conturbante, appassionante, delicato o superficiale.
La ragazza ad un certo punto guarda il mare, dalle lenti scure si vedono i suoi occhi brillare, due grosse lacrime solcano la pelle. Il suo viaggio è emozionante, le ha preso il cuore. La ragazza si accende una sigaretta, fa un becchetto all’ultima pagina letta e chiude il libro, si alza, si incammina sul selciato fatto di mattonelle nere e bianche, un’altra strada, un altro viaggio…



He didn’t even say goodbye
3 Agosto 2008, 10:24 pm
Archiviato in: italia

di Alesstar

hai iniziato due anni fa a prendere il treno a quell’ora.
quando si prende il treno sempre alla stessa ora, nella stessa direzione, dopo un po’ si comincia a notare che più o meno siete sempre le stesse persone, più o meno sempre alle stesse stazioni.
estate ed inverno.

un piccolo miniclub di sconosciuti su strada ferrata.

e tra gli affiliati di questa piccola società, c’è lui.

alto, si. 45 anni su per giù. un po’ di pancetta. occhi castano verdi, capelli castani.

non è bello. non è brutto. ma si nota.

sale sempre alla stessa stazione, a volte prima. camicia azzurra, pantaloni blu, zainetto monospalla. e una fascia sulla manica. fa la guardia giurata.

lo vedi sempre, lo conosci quasi, hai l’istinto di salutarlo, ma non lo fai, che mica vuoi esser presa per matta, e continui a startene dietro i tuoi occhiali da sole a guardare la campagna o a leggere.

poi un giorno, dopo due anni, un particolare, ovvio, che non avevi notato.

anche lui se ne sta dietro le sue lenti scure. ha i gomiti piegati alla vita, le mani giunte in grembo. lo zainetto sotto il gomito destro. se non fosse per quello che c’è sotto lo zainetto e fa capolino dal gomito, sarebbe una posa del tutto normale per una persona seduta sul treno direzione lavoro.

e invece no.

perchè sotto quel gomito, c’è una pistola.

una pistola vera, eh, mica quelle col cerchietto rosso alla canna. mica quelle per giocare agli indiani e ai cowboy. una pistola vera, di quelle che si puntano ai malviventi. di quelle che proteggono le persone oneste, come te.

di quelle che quando la gente dà di matto, ti punta senza alcun motivo. e pensi: “ok, non sarebbe il primo onesto cittadino che per il caldo o la confusione si comporta come non ha mai fatto”.

e ti chiedi. se esce di testa, con chi se la prende per primo? con te che fai l’indifferente? con il vicino che chiacchera con moglie e figlioletti? e come ti sentiresti? e dove te la punta?

alla testa.

sarà che sei bassa. sarà che è più facile puntarla lì che al cuore. sarà, sarà, sarà. sarà che preferisci pensare che se proprio deve succedere, sia abbastanza rapido da non dover capire e da non dover sentire nient’altro che il botto.

paura. tranquillità persa.

abbassi gli occhi, torni al libro, o alla campagna romana. fosse mai che si senta osservato e si innervosisca.

Adios.



Ancora altro zucchero
21 Luglio 2008, 1:15 pm
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di Nemo

Lo vedo uscire di casa al tramonto.
Porta un piccolo sacco sulle spalle. Con la mano destra tiene un lungo bastone ricurvo e con la sinistra impugna il manico di una teiera; una piccola teiera dorata. Incede elegantemente sul selciato scheggiato dalle granate e procede a zig-zag tra i fossi lasciati dai razzi. Ogni tanto si ferma, lo vedo alzare gli occhi al cielo e sbuffare lentamente. Come se non volesse ammettere a sé stesso di trovarsi al centro di una guerra da almeno trent’anni.
Attraversa la strada davanti alla mia pensione e si accosta lentamente al muretto. Al di là della piccola barriera di pietre, una distesa verde. Qua e là qualche traccia di vecchi solchi per piantare semi. Di cosa, non si sa. Il vecchio afghano porta la mano alla fronte e guarda dinnanzi a sé. I ciuffi d’erba ondeggiano assecondando la fresca brezza serale che proviene dalle alte montagne; una piccola rivincita della natura in mezzo a tutta questa devastazione.
Con l’agilità di un bambino, il vecchio scavalca il muretto e posa la suola delle scarpe sull’erba. Comincia a camminare e, nel giro di pochi secondi, è già lontano alla mia vista. Mi precipito verso il tavolo della cucina e recupero il binocolo. Continuo a vederlo camminare finché improvvisamente, senza alcun motivo apparente, il vecchio si ferma. Posa il bastone per terra, usa il sacco come appoggio per le sue stanche membra e accende un piccolo fuoco. Quel tanto che basta per mettere l’acqua a bollire dentro la teiera.
Michael entra di schianto nella mia stanza e mi chiede cosa ci faccio imbambolato al balcone, dato che tra pochi attimi dobbiamo andare in onda per il servizio al telegiornale. Gli indico il vecchio e gli porgo il binocolo. Michael ride di gusto e mi racconta che quel vecchio fa il tè ogni sera, alla stessa ora, nello stesso posto: il suo vecchio orto che i talebani minarono qualche anno fa, prima di scappare dalla città.
“Credo lo faccia per dimostrare a sé stesso che la guerra è solo qualcosa che riguarda gli altri e che, quando avranno finito, lui potrà tornare a coltivare il suo orto. In pace.”